Società, Politica ed Economia

In questa sezione del sito sono contenute notizie, commenti, riflessioni, divagazioni, sulla situazione sociale, politica ed economica, sia nazionale che globale.

Tra le linee interpretative di fondo che più si adattano all’attuale situazione, mi sembra giusto evidenziare le seguenti:

  • siamo nella fase di decadenza della cultura occidentale e probabilmente il futuro sarà sempre più nelle mani dei paesi emergenti, quali i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica)
  • l’ormai smisurato potere delle multinazionali economico/finanziarie che riesce a piegare ai propri interessi interi stati richiede una ridefinizione delle forme della politica
  • la crisi economica-finanziaria evidenza l’incapacità dell’economia classica (e degli economisti) di garantire uno sviluppo equo e sostenibile: di qui la necessità di un nuovo progetto per un’economia diversa
 
Articoli
 

APPLAUSI ? BASTA !

APPLAUSI ?

BASTA !

 

 

sergio benassai

 

 

Una volta gli applausi erano un segno di approvazione, e talvolta di entusiasmo, per un’affermazione, un discorso, un’esibizione, un concerto.

Adesso stanno diventando una squallida routine.

Si applaude ai funerali e ai matrimoni.

Si applaude alle trasmissioni televisive, forse a comando, e spesso sbagliando il tempo.

 

Si applaude per dimostrare condivisione, solidarietà, partecipazione.

Ma poi, dopo l’applauso, si torna alla normalità. E non si condivide più, non si solidarizza più, non si partecipa più.

In fondo … abbiamo già dato.

 

LETTERA APERTA ALLE PERSONE RAPPRESENTATIVE DELLA SINISTRA

LETTERA  APERTA  ALLE  PERSONE  RAPPRESENTATIVE DELLA SINISTRA

 

 

La profonda crisi della sinistra, plasticamente sancita dal disastro elettorale, non può, non deve, significare un’abdicazione al ruolo necessario di difesa delle persone più deboli e di avvio della costruzione di una società diversa, fondata sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri, su un nuovo primato della politica sull’economia, su uno sviluppo sostenibile.

 

Ma come riavviare un percorso, tenendo conto della ormai dimostrata inadeguatezza sia delle forme partito come si sono configurate in quest’ultimo periodo, sia dei movimenti associativi ?

 

Il cambiamento richiede la ridefinizione di valori fondanti, la capacità di avanzare, sostenere e porre in atto proposte non irrealizzabili, la costruzione di nuove forme organizzative che tengano insieme partecipazione e democrazia, impegno e coerenza.

 

Se è vero che c’è una generale disistima nei confronti del personale politico, è altrettanto vero che l’azione politica richiede capacità che non si improvvisano.

Per questo ritengo giusto avanzare una proposta alle persone rappresentative della sinistra, comprendendovi non solo le persone che hanno assunto direttamente un ruolo politico, ma anche le persone che si sono impegnate nelle analisi e nello studio (i cosiddetti “intellettuali”).

 

Chiedo che queste persone, pur con le loro anche profonde differenze di analisi e di proposte, si impegnino nel dar vita ad un Centro per definire un progetto politico ed organizzare una rete di realtà territoriali che si riconoscano in tale progetto.

Ho ben presente che già ci sono diverse iniziative in tal senso, ma quella che secondo me manca è la capacità e la volontà di unificare, di accettare le diversità ma di accettare anche la necessità di compromessi.

 

Per fare un esempio (ripeto: è solo un esempio) credo che persone come Boldrini, Cacciari, Barca, Saviano, Zingaretti, Lodoli, Pizzarotti, Zedda, Gentiloni, Riccardi, Chiavacci, ecc., ecc., potrebbero essere alla base di questa prospettiva, con l’impegno tuttavia di essere promotori e non protagonisti.

 

Sono necessari tempi lunghi per tutto questo ? Sicuramente sì.

Possiamo permetterci tempi lunghi ? Sicuramente no. Tra l’altro fra poco saremo di nuovo in campagna elettorale e sarà necessario decidere come comportarsi.

 

Non mi permetto di andare oltre. Spero solo che qualcuna/o e qualcosa si muova in tal senso.

 

 

 

 


 

 

PAOLO SAVONA: QUALCHE INCOERENZA ?

PAOLO SAVONA: QUALCHE INCOERENZA ?

 

 

 

sergio benassai

 

 

 

Ad esempio:

 

a) nel 2017 Paolo Savona, esprimendosi sulle monete virtuali, affermava:

“I Bitcoin sono il nulla che ha radici nell’abilità dei pochi e nella credibilità dei molti. Nati come moneta sostitutiva di quella legale, cioè con dietro uno Stato e le sue leggi, è diventata uno strumento per speculare, dove vince chi è più abile a entrare a prezzi bassi e uscire quando si innalzano”

 

b) nel maggio 2017 Paolo Savona diviene Presidente del consiglio di amministrazione della Euklid Ltd., un hedge fund basato su blockchain e intelligenza artificiale (ovvero, per dirla più chiaramente, speculazioni finanziarie gestite da algoritmi che utilizzano la bioinformatica, ossia la nuova “scienza” che “unisce” matematica, fisica e biologia).

 

Siamo sicuri che un hedge fund basato su blockchain sia molto diverso dalle speculazioni con le monete virtuali ?

 

Il dubbio c’è. E allora … Absit iniuria verbis, ma un pensierino sulle forse ridotte capacità logiche di un “diversamente giovane” di 82 anni può essere concesso.

AUSTERITA' O AUSTERITY ?

AUSTERITY O AUSTERITA’ ?

 sergio benassai

 

 

Da mesi quasi tutte le forze politiche invocano una riforma del cosiddetto “fiscal compact”, cioè del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea firmato da 25 paesi il 2 marzo 2012.

 

Vale la pena di ricordare che il Parlamento italiano, nel luglio 2012, lo ha approvato quasi all’unanimità (hanno votato contro solo Lega Nord e Italia dei Valori), provvedendo anche, con la legge costituzionale 1/2012, ad inserire nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio.

 

Ricordo che il “fiscal compact” (ma non si potrebbe dire, in italiano, “patto fiscale” ?) prevede:

-   l'obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio

-   l'obbligo di non superare la soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del Pil

-   la riduzione del rapporto fra debito pubblico e Pil, pari ogni anno a un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil

- impegno a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell'Unione e con la Commissione europea.

 

Ma quasi tutte le forze politiche sono ormai divenute “keynesiane”, sostenendo che, in questa situazione di crisi, non è il caso di affidarsi a politiche di “austerity” (come quelle del “fiscal compact”) e che è invece necessario un forte incremento della spesa pubblica anche a scapito della riduzione del deficit.

 

Il NO alla “austerity” è quindi uno degli slogan preferiti di quasi tutte le forze politiche.

Anche se forse le stesse forze politiche dovrebbero spiegare come conciliare la loro, più che giusta, insistenza sulla necessità di politiche per le/i giovani con l’imposizione sulle/gli stesse/i giovani del fardello di un debito sempre più pesante.

 

Eppure una soluzione ci sarebbe, ed è già stata prospettata 40 anni fa.

 

A questo proposito mi preme per inciso precisare che non sempre il ritorno al passato è sempre un segno di “retropia” (in un’epoca di incertezze, il guardare al passato piuttosto che a un futuro migliore) nel senso dell’ultimo libro di Zygmunt Bauman così intitolato.

Si tratta non di rimpiangere il passato, ma di estrarne quello che è ancora valido (come, ad esempio, i valori della nostra Costituzione: i valori, non le procedure).

 

E il riferimento che voglio prendere è il discorso di Enrico Berlinguer al “Convegno degli intellettuali” di Roma del gennaio 1977.

 

Ne riporto alcuni passi:

 

L’austerità non è oggi un mero strumento di politica economica cui si debba ricorrere per superare una difficoltà temporanea, congiunturale, per poter consentire la ripresa e il ripristino dei vecchi meccanismi economici e sociali. Questo è il modo con cui l’austerità viene concepita e presentata dai gruppi dominanti e dalle forze politiche conservatrici. Ma non è così per noi. Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia

 

Ma una trasformazione rivoluzionaria può essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all’occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ciò, secondo noi comunisti, comporta per l’occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l’illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario.

 

Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (e di necessità, per la sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e a intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un’opera di trasformazione sociale.

 

Anche per questo suo carattere e intento unitario, il nostro progetto non vuole essere, non deve essere, io credo, un programma di transizione a una società socialista: più modestamente, e concretamente, esso deve proporsi di delineare uno sviluppo dell’economia e della società le cui caratteristiche e modi nuovi di funzionamento possano raccogliere l’adesione e il consenso anche di quegli italiani che, pur non essendo di idee comuniste o socialiste, avvertono acutamente la necessità di liberare se stessi e la nazione dalle ingiustizie, dalle storture, dalle assurdità, dalle lacerazioni a cui ci porta, ormai, l’attuale assetto della società.

 

Allora possiamo anche dire NO alla “austerity” dal momento che il Trattato che la prevede non fa certo cenno ai cambiamenti che sono necessari.

Ma dobbiamo dire SI alla “austerità” in nome di quel nuovo modello di sviluppo cha da tanto tempo la sinistra invoca.

E quel nuovo modello di sviluppo, il modello della “austerità”, può ben ricomprendere anche i contenuti del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea: a condizione appunto che l’austerità sia il presupposto necessario per garantire a livello mondiale (la sinistra non può che essere internazionalista) un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita di miliardi di persone.

PERCHE’ A SINGAPORE L’INCONTRO FRA DONALD TRUMP E KIM JOUNG-UN ?

PERCHE’ A SINGAPORE L’INCONTRO FRA DONALD TRUMP E KIM JOUNG-UN ?

 

 

 

sergio benassai

 

 

 

Singapore può anche essere letto come “Sing a pore”, che può essere tradotto come “rallegrarsi per un poro cutaneo (una specie di acne)”.

 

Allora cosa dedurre dalla scelta di Singapore come il luogo di incontro fra il Presidente degli USA, Donald Trump, e Kim Joung-un, il Leader della Corea del Nord ?

 

Indubbiamente il “sing”, il “rallegrarsi”, è un buon auspicio: il dialogo è indubbiamente preferibile al precedente scambio di ingiurie, accuse e minacce.

 

Quanto al “pore”, il “poro cutaneo”, ci sono diverse scuole di pensiero.

 

Etimologicamente “poro” deriva dal greco πόρος, cioè “orifizio”.

 

Ed è interpretabile come un’apertura nell’epidermide che consente di liberarsi di sostanze non gradite.

Ma è anche interpretabile come una malformazione che può degenerare in un tumore.

 

Con la prima interpretazione si auspica quindi che ci si liberi dei problemi (rinuncia della Corea del Nord allo sviluppo di armi atomiche, e conseguente pace fra Corea del Nord e Corea del Sud e, magari, riunificazione delle Coree o quantomeno uscita della Corea del Nord dalla non esaltante situazione socio-economica).

 

Con la seconda interpretazione (assolutamente non auspicabile) si avrebbe la chiusura del dialogo e una ulteriore degenerazione dei rapporti fra USA e Corea del Nord con possibili conseguenze catastrofiche.

 

Ma c’è anche una terza interpretazione, di matrice cinese.

Tenendo conto che “pore” è un’apertura della pelle, che può avere appunto il significato di una liberazione di sostanze non gradite o una sua degenerazione in tumore, la Repubblica Popolare Cinese (che ha recuperato, come non poteva non fare, lo spirito confuciano, caratterizzato dal rispetto dell’autorità e dal pragmatismo) è pesantemente intervenuta decidendo l’apertura di un “poro” (l’apertura della Corea del Nord) per liberarsi di sostanze non gradite (nuove armi atomiche) e per evitare una degenerazione tumorale (una ulteriore causa di conflitto con gli USA).

 

C’è forse qualcuna/o che dubita che le scelte di Kim Joung-un non siano condizionate dalla Repubblica Popolare Cinese ?

 

Di più: c’è ancora qualcuna/o che dubita che il futuro del nostro mondo è nelle mani della Cina ?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 gennaio: BITCOIN

3 gennaio

 

BITCOIN

 

 

sergio benassai

 

 

 Il 3 gennaio 2009 Satoshi Nakamoto (uno pseudonimo) crea i “bitcoin”, la moneta elettronica.

 

 

 

Ma quanto vale un bitcoin ?

Dipende dall’anno, dal mese, dal giorno, dall’ora, dal minuto, dal secondo, dal millisecondo.

Proprio come ogni strumento finanziario, sia esso un’azione quotata in borsa o un derivato, un Buono del Tesoro decennale o un’obbligazione.

Il valore non ha alcun collegamento con la realtà.

E’ una scommessa, una lotteria, un gioco.

 

Come disse una saggia donna: “Non c’è niente da fare: gli uomini (i maschi) credono di occuparsi di cose molto serie, ma in realtà amano solo giocare”.

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