LA MAGISTRATURA CREATIVA: HIROSHIMA E I TELEFONINI

Dunque, secondo quanto riporta la stampa, il tribunale di Ivrea ha condannato l'Inail a riconoscere ad un dipendente Telecom una rendita vitalizia da malattia professionale (dovuta all’uso intensivo di un telefono cellulare) perché:

Il rischio oncologico per i sopravvissuti alle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki è nella misura di 1,39 per tutti i tumori. Mentre il rischio per un uso massiccio e prolungato nel tempo di telefoni cellulari, secondo Interphone, è pari a 1,44.

 

Se fosse vero non ci sarebbe da preoccuparsi troppo per il rischio di una guerra a base di bombe atomiche, magari innescate dal confronto fra Trump e la Corea del Nord: una eventuale guerra nucleare non produrrebbe più danni di quelli ai quali già siamo sottoposte/i dal momento che usiamo i telefoni cellulari.

 

E’ vero, nel caso di una guerra nucleare, ci sarebbero comunque molte morti immediate: una bomba, anche se nucleare, è sempre una bomba, che procura morti per gli effetti immediati dovuti alle enormi temperature e pressioni che si sviluppano. Ma, per quanto riguarda le/gli eventuali sopravvissute/i, il rischio di tumori potrebbe essere drasticamente ridotto: basterebbe che da quel momento in poi non usassero più i telefoni cellulari.

 

Una contrapposizione tra scienza e magistratura ?

La scienza, come dovrebbe essere noto, non dà sempre certezze: avanza, fa ipotesi, le verifica e trae conclusioni (provvisorie).

La magistratura non può, è vero, emettere sentenze “probabilistiche”: deve dire “sì” o “no”.

Ma, nel dire “si” o “no”, dovrebbe tener conto di quanto viene affermato, a livello globale, in ambito scientifico, e non basarsi sulle affermazioni di qualche perito che magari non è proprio la/il massima/o esperta/o in materia.

 

Purtroppo devo ancora una volta ricordare che le/i magistrate/i non sono una categoria esente dai difetti che caratterizzano un popolo.

Così come ci sono in genere italiane/i ignoranti, faziose/i, colluse/i con certi poteri, alla ricerca di autoaffermazioni mediatiche, così ci sono magistrate/i con le stesse caratteristiche.

Forse non c’è ancora una soluzione: ma, almeno, teniamolo presente.

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